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Elezioni politiche 2006: le "quote rosa" della TV nella campagna elettorale (11 febbraio - 7 aprile)
Il 17 maggio 2006 ha giurato il nuovo Governo italiano: 6 le donne ministro, di cui solo 2 con portafoglio, Livia Turco alla Sanità e Emma Bonino alle Politiche Comunitarie, ministero cui è stato assegnato, all'ultimo momento, il portafoglio del Commercio Estero, scorporato dal ministero per lo Sviluppo Economico e accorpato al ministero rinominato "per il Commercio internazionale e le Politiche europee". Numerose le reazioni polemiche delle associazioni femminili, qualche disappunto anche fra i membri del Centrosinistra e del Centrodestra, donne e uomini, perché il tema della rappresentanza politica femminile nel parlamento e nelle istituzioni italiane era entrato a pieno titolo nell'agenda elettorale dei due candidati premier, Prodi e Berlusconi. E se il leader del Centrodestra parlava di donne come una categoria minoritaria, difficilmente propensa a lasciare marito e figli per le inevitabili trasferte romane richieste da una partecipazione attiva alla politica nazionale, Prodi, invece, si era esposto in prima persona a favore di una politica per le pari opportunità, generando in tal senso reali aspettative. In mancanza di "quote rosa" che garantissero la partecipazione delle donne alla turnata elettorale del 9 e 10 aprile e in presenza di una legge elettorale che consegnava - e consegna - le candidature nelle mani dei dirigenti di partito, si è puntato molto sulle promesse dei leader più sensibili alla questione femminile, con quale risultato? La XV legislatura ha visto un certo incremento delle donne al Senato e alla Camera, nel complesso si è passate da una rappresentanza del 10,2% a una del 16% (dal 7,7% al 13,7% in Senato e dall'11,6% al 17,1% alla Camera dei deputati). Una "quota" che colloca ancora l'Italia in una posizione molto bassa della classifica mondiale dell'Inter-Parlamentary Union, sessantesima a fianco delle Mauritius per numero di donne in Parlamento (la scorsa legislatura la vedeva al sessantanovesimo posto), e che è fortemente influenzata da uno solo dei due schieramenti, il Centrosinistra. Se, infatti, nel Centrodestra le elette sono il 10,8%, in linea con la media delle parlamentari della passata legislatura, nello schieramento opposto le donne sono il 20,5%, ovvero quasi il doppio. Segno che almeno alcuni partiti hanno scelto di candidare e fare eleggere più donne rispetto al passato ma che non tutti hanno intrapreso la stessa strada.
Dal punto di vista della rappresentanza mediatica, sorge spontaneo chiedersi se il piccolo passo in avanti compiuto dalla XV legislatura rispetto alle quote rosa - del resto anche al governo si è passati da 2 a 6 ministre - segnerà un aumento della visibilità delle donne politiche in TV con tutti i possibili e relativi vantaggi. Ovviamente, per una verifica dovremo attendere le trasmissioni future; senza troppe aspettative. L'ultimo rapporto del Global Media Monitoring Project ha segnalato, infatti, una costante sottorappresentazione delle donne politiche nell'informazione, riportando come caso esemplare la situazione del Ruanda che, con il 49% di donne parlamentari ha la più alta rappresentanza politica femminile al mondo, eppure ha registrato nel monitoraggio del GMMP 2005 una visibilità delle politiche pari soltanto al 13%.
Del resto, se le donne politiche italiane sono ora il 16% dei nostri rappresentanti parlamentari non sembra in qualche modo dipendere da una maggiore visibilità televisiva durante la campagna elettorale, sia perché la legge con cui si è andati alle elezioni di aprile consegnava - e consegna - esclusivamente nelle mani dei dirigenti di partito il potere di fare eleggere un/a candidato/a, sia perché la presenza delle donne sugli schermi di Rai e Mediaset è stata davvero scarsa: nel complesso alle donne è stato riservato uno spazio di parola pari al 6,4% (grafico 1) del tempo complessivamente registrato dalle interviste dei politici in TV. La televisione pubblica ha riservato alle donne più tempo rispetto alla concorrente privata Mediaset, 7,4% vs 1,5%, (grafico 2) e fra le reti Rai, se si considera la programmazioone di rete complessiva, primeggia Rai Tre, con l'11,4% del tempo dedicato alle donne (grafico 3), in coda Canale 5 con un risicato 0,6% di spazio al femminile. Le donne continuano ad avere visibilità soprattutto al di fuori dei "salotti della politica", cioè fuori dai programmi d'informazione come Porta a Porta, Ballarò o Matrix. Se confrontiamo la presenza femminile nei diversi "generi" di programma con quella maschile, risulta evidente che le "Politiche" sono presenti soprattutto nei programmi di genere "altro" (grafici 4 e 5), dove il loro ruolo non è di rappresentanza politica ma di competenza tematica - su questioni storiche, sportive, letterarie o altro, comunque non di rilevanza prettamente politica - oppure in generi di programmi fortemente regolamentati dalla par condicio , che a fatica cerca di applicarsi anche alla differenza di genere, come le tribune politiche o i messaggi autogestiti dai gruppi candidati, in altre parole gli spot elettorali regolati dalla Commissione di vigilanza. Nei telegiornali, che rimangono i programmi più "popolari", con il pubblico più ampio e numeroso, le donne compaiono molto poco, hanno una visibilità pari al 2,6% decisamente sotto la soglia della loro rappresentanza reale, sia che si consideri l'attuale parlamento, sia che si guardi alla precedente legislatura.
Se consideriamo, poi, le quote televisive delle donne nelle due diverse coalizioni, anche in questo caso risulta evidente una sottorappresentazione della realtà: sono 8,7% le donne che hanno avuto visibilità televisiva durante la campagna elettorale del Centrosinistra contro il 20,5% di quelle elette, il 4,6% quelle del Centrodestra, contro il 10,8% di quelle elette, e un bassissimo 1% quelle non aderenti a nessuno dei due schieramenti, contro un 12,5% di elette (grafico 7). In testa alla classifica delle donne più visibili (tabella 1), Alessandra Mussolini che con i suoi 57 minuti ha uno spazio riservato quasi la metà rispetto, per esempio, a Roberto Maroni, in quindicesima posizione nella tabella degli uomini con 91 minuti di tempo d'intervista. Fra gli uomini, in primo piano vi sono tutti i leader di partito, a partire da Berlusconi e Prodi, in testa alla classifica, posizioni che le donne nella vita politica reale ricoprono in maniera decisamente meno frequente: unica donna leader , Luciana Sbarbati ha goduto durante la campagna elettorale di uno spazio televisivo di 33 minuti in 55 giorni.
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