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Elezioni politiche 2006: le “quote rosa” della TV nella campagna elettorale

Il 17 maggio 2006 ha giurato il nuovo Governo italiano: 6 le donne ministro, di cui solo 2 con portafoglio, Livia Turco alla Sanità e Emma Bonino alle Politiche Comunitarie. Numerose le reazioni polemiche delle associazioni femminili, qualche disappunto anche fra i membri del Centrosinistra e del Centrodestra, donne e uomini, perché il tema della rappresentanza politica femminile nel parlamento e nelle istituzioni italiane era entrato a pieno titolo nell’agenda elettorale dei due candidati premier, Prodi e Berlusconi. In mancanza di “quote rosa” che garantissero la partecipazione delle donne alla turnata elettorale del 9 e 10 aprile e in presenza di una legge elettorale che consegnava - e consegna – le candidature nelle mani dei dirigenti di partito, si è puntato molto sulle promesse dei leader più sensibili alla questione femminile, con quale risultato? La XV legislatura ha visto un certo incremento delle donne al Senato e alla Camera, nel complesso si è passate da una rappresentanza del 10,2% a una del 16% (dal 7,7% al 13,7% in Senato e dall’11,6% al 17,1% alla Camera dei deputati). Una “quota” che colloca ancora l’Italia in una posizione molto bassa della classifica mondiale dell’ Inter-Parlamentary Union, sessantesima a fianco delle Mauritius per numero di donne in Parlamento (la scorsa legislatura la vedeva al sessantanovesimo posto). Dal punto di vista della rappresentanza mediatica, sorge spontaneo chiedersi se il piccolo passo in avanti compiuto dalla XV legislatura rispetto alle quote rosa – del resto anche al governo si è passati da 2 a 6 ministre – segnerà un aumento della visibilità delle donne politiche in TV con tutti i possibili e relativi vantaggi.

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