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I blog dei politici italiani I blog oggi nel mondo sono alcuni milioni e la loro crescita è costante. Data l'eterogeneità che li caratterizza, una loro definizione deve essere improntata a criteri minimali: un blog oggi non è altro che una pagina web facilmente aggiornabile e il più delle volte interattiva. Per alcuni aspetti tecnici (frequenza degli aggiornamenti e ricchezza di link) i blog risultano assai visibili ai motori di ricerca.
La facilità di gestione, la gratuità dello strumento, la possibilità immediata di esprimere liberamente e pubblicamente in rete la propria opinione sono le tre chiavi dell'enorme successo dei blog. Un successo che si sta rivelando sempre più rivoluzionario dentro e fuori dal web stesso. Per certi versi i blog, come forma di citizen journalism , sono contrapposti ai media mainstream. Per altri sono guardati con interesse (e con timore) dai grandi investitori pubblicitari, che vedono alcuni dei loro target più ambiti spostarsi sulla rete a scapito di stampa e tv. Per altri aspetti ancora, sul terreno del marketing e delle relazioni pubbliche, i blog sono monitorati dalle aziende. Comincia a essere congruo, inoltre, il numero delle aziende che aprono propri corporate blog per cercare una conversazione mirata con alcuni interlocutori.
Lo strumento blog è quanto mai versatile. Oggi, se da un lato è vero che esistono milioni di blog declinati nella forma del diario personale, è innegabile che esistano anche blog di professionisti, giornalisti, amministratori delegati, artisti che ne fanno un uso proficuo per il loro lavoro.
Anche il mondo della politica ovviamente non può restare insensibile di fronte a questa rivoluzione in atto. Il primo passaggio obbligato, allora, è quello di consultare i blog e di inserirli tra le fonti dei propri monitoring, mettendosi in ascolto . Il secondo è quello di scegliere di utilizzare lo stesso strumento per mettersi in contatto .
Cofferati, Bassolino, Pecoraro Scanio
In Italia i politici nazionali che hanno (o hanno aperto) un blog non sono poi molti. Cofferati , Bassolino, Pecoraro Scanio, Prodi, Scalfarotto sono tra questi.
Ognuno con una sua interpretazione dello strumento blog e dei suoi fini.
Il (futuro) sindaco di Bologna ne fece un diario pubblico della campagna elettorale. Ebbe un certo successo, perché aprì un nuovo canale di comunicazione interattiva con l'elettorato. Ebbe una certa visibilità anche sui media nazionali. Una volta vinte le elezioni, però, chiuse.
Bassolino fece del proprio blog un uso assai simile. Ma esso è attivo tuttora. Si tratta di un diario molto aggiornato e piuttosto frequentato, di carattere però più personale che politico. Una sorta di copia elettronica piuttosto fedele della personalità del presidente della regione Campania e del suo rapporto aperto e schietto con l'elettorato locale.
A completamento dell'uso e delle finalità “personali”, da qualche mese è intervenuto anche il lavoro di una redazione che produce contenuti di tipo più istituzionale.
Anche Pecoraro Scanio dallo scorso febbraio mantiene un blog di tono e finalità piuttosto istituzionali. È il diario pubblico del politico. E in quanto tale spesso riflette proprio alcune caratteristiche della comunicazione politica (eccessiva lunghezza dei testi, taglio da comunicato stampa, linguaggio “politichese”) che confliggono con i principi stessi della comunicazione sul web (leggibilità, sintesi, chiarezza) e soprattutto nei blog (informalità, personalità).
Il “caso” del blog di Romano Prodi
Ma quello che fece più parlare di sé naturalmente fu il blog di Romano Prodi. Aperto in febbraio in vista delle regionali dello scorso aprile, dapprima suscitò un certo entusiasmo nella comunità online ma finì per attirarsi moltissime critiche per il suo lungo silenzio. Infine, chiuse dopo poco più di un mese e la produzione di soli tre post: un esordio-manifesto, un post attendista e l'annuncio della chiusura.
Proprio a proposito della chiusura del blog di Prodi (vicenda ben riassunta dal Corriere della Sera e ampiamente commentata in rete), si alimentò online il dibattito sul blog come strumento per la politica e in particolare sul blog personale di un politico. Un dibattito che in rete era già stato sviluppato in precedenza, in particolare dopo la pubblicazione del white paper Weblogs and Emergent Democracy da parte del giapponese Joi Ito.
E tra i blogger non mancarono le considerazioni e le proposte . Vi fu chi propose corsi di blogging ai politici, chi si interrogò sulla legittimità del far ricorso a ghost writer, chi più direttamente si propose come tale, chi provocatoriamente segnalò quanto i caratteri di “sincerità & trasparenza” (considerati connaturate al mondo dei blog personali) fossero difficilmente applicabili alla nostra classe politica. Vi fu anche chi ricucì pazientemente le fila del dibattito fino a stilare dettagliate regole di comportamento . Infine vi fu chi molto semplicemente ripetè l'evidenza di una legge non scritta: “Se hai un blog e non hai nulla da dire, chiudilo”.
La novità Scalfarotto
L'unico caso virtuoso di blog personale gestito da un politico nazionale sembra essere finora quello di Ivan Scalfarotto , il manager italiano che vive e lavora a Londra e che ha deciso di candidarsi alle primarie dell'Unione . Scalfarotto non è un completo sconosciuto: è uno dei fondatori di Libertà e Giustizia e già nel 1996 scrisse una lettera ai leader dell'Ulivo ed ebbe colloqui con Prodi e Veltroni. Ma si presenta da solo, non sostenuto da nessun partito. La sua prima sfida è quella di farsi conoscere dall'elettorato e riuscire a raccogliere le 10.000 firme necessarie per presentarsi a ottobre e competere con gli altri leader del centrosinistra. Che da politici nazionali godono di una esposizione mediatica schiacciante rispetto all'ultimo arrivato. Nel caso di Scalfarotto, la rete diventa allora un terreno strategico decisivo , l'unico territorio non presidiato dalla presenza (e dalla notorietà) degli avversari. L'unico territorio in cui le limitate risorse economiche non sono un problema insuperabile.
E Scalfarotto in un paio di mesi dimostra di conoscere e saper utilizzare la rete e lo strumento blog. Si badi: non stiamo affermando che il suo obiettivo di candidarsi alle primarie sia stato raggiunto solo grazie al blog e all'uso che ne ha saputo fare. Sulla sua figura si concentrano svariati motivi di innegabile fascinazione per un elettorato avvezzo al ripetersi dei soliti nomi e spesso esausto dei meccanismi della competizione politica.
Sul successo di Scalfarotto pesa innanzitutto il fattore donchisciotte , la possibilità per ora teorica di poter rappresentare uno scardinamento democratico dal basso dei dispositivi più sclerotizzati della competizione politica. In tutto ciò, utilizzare in modo proficuo uno strumento relativamente nuovo e di appeal crescente come il blog, gli è stato indiscutibilmente di aiuto.
Scalfarotto l'ha usato per presentarsi, per segnalare chi parlava di lui sugli altri media e sulla rete stessa, per rispondere e puntualizzare a quegli stessi interlocutori. L'ha usato soprattutto per avviare e sviluppare al suo interno, nei commenti del blog stesso, un dibattito in costante divenire, per accogliere suggerimenti e critiche, per aggregare e meritare pubblicamente un consenso .
Vi è chi ha sottolineato che Scalfarotto è il primo politico ad aver aperto un vero blog. O ad aver dimostrato di saperne fare buon uso. Resta il dubbio che ciò sia accaduto proprio perché Scalfarotto non è un politico.
Cristiano Callegari Torna all'archivio
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