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Donne, lavoro e TV: l'immagine della donna nei programmi di informazione (2004)

Donne, lavoro, TV: l'immagine della donna nei programmi d'informazione è la seconda ricerca promossa dal CNEL e realizzata dall'Osservatorio di Pavia sul tema della rappresentazione femminile in televisione.
La ricerca è stata presentata in un incontro tenutosi a Roma nella sede del CNEL il 21 e 22 aprile.

Introduzione

La prima ricerca dell'Osservatorio promossa dal CNEL aveva indagato la rappresentazione della donna nei programmi di fiction e di intrattenimento, i due generi più rilevanti in termini sia di offerta sia di consumo televisivo, giungendo alla conclusione che le immagini femminili veicolate dalla televisione italiana sono piuttosto lontane dalla realtà o quantomeno, benché in forma articolata e diversificata tra i due generi, poco rappresentative della complessità caratteristica del mondo "fuori dallo schermo". I risultati della prima indagine hanno fornito preziose informazioni per l'apertura di un dibattito e di un confronto sui modelli (assai ridotti e stereotipati) di donne veicolati dal più diffuso medium nazionale, nel tessuto sociale del nostro paese ; quello stesso tessuto in cui si radicano culture, valori e modelli che giocano un ruolo essenziale nel favorire o nello sfavorire la crescita del lavoro delle donne e, con esso, del mercato del lavoro nel suo complesso .


A distanza di tre anni, si è proseguita la ricerca, spostando il campo di interesse verso un altro genere televisivo: l'informazione . In particolare si è inteso indagare quegli spazi in cui il confronto dialettico tra donne e uomini, costituendo un'arena privilegiata del dibattito pubblico, potrebbe rafforzare la "con-divisione" di sguardi, idee, opinioni, conoscenze, esperienze tra donne e uomini, costituire uno spazio ideale per veicolare modelli, valori e culture favorevoli all'inclusione della donna nella sfera pubblica, per rafforzare la partecipazione femminile negli spazi storicamente occupati dagli uomini e, infine, per "sup-portare", come questione di attualità, il dibattito attorno alle problematiche ancora aperte per una piena realizzazione delle pari opportunità . Lo spostamento del focus della ricerca verso i programmi d'informazione ha consentito di porre nuove domande : la televisione , laddove aspira massimamente ad inverare la propria funzione di rappresentare la realtà - non il verosimile o il divertimento, come nella fiction e nell'intrattenimento - mette in luce competenze, professionalità ed esperienze delle donne che lavorano? Apre spazi di tematizzazione sull'occupazione femminile e su altre questioni correlate? E, infine, svolge la televisione un ruolo propulsore per le pari opportunità, proponendo modelli di donne reali che partecipano attivamente al processo di sviluppo del paese?


Campione d'indagine

Per rispondere a queste domande si è svolta un'analisi dei programmi di informazione dedicati all'attualità e incentrati sul dibattito tra ospiti , trasmessi in prima e seconda serata dai tre principali network nazionali Rai, Mediaset e La 7 , per un periodo di 12 settimane del palinsesto autunno-inverno 2003-2004 . In dettaglio i programmi analizzati sono stati i seguenti: Porta a porta , Batti e ribatti , Excalibur , Excalibur Luned'Italia , Ballarò , La zona rossa , Maurizio Costanzo Show , L'alieno , L'infedele , Otto e mezzo .



Risultati principali

Il primo risultato di fondamentale importanza emerso dall'indagine riguarda l'accesso femminile ai pubblici dibattiti dei talk show informativi. I programmi analizzati sono perlopiù connotati al maschile , spazi nei quali le donne rivestono un ruolo numericamente marginale: su un totale di 1964 ospiti registrati durante il periodo campione solo 475 sono donne ( 24% ), mediamente, dunque, si tratta di programmi con una donna ogni quattro ospiti . Naturalmente i valori medi livellano differenze anche rilevanti tra i diversi programmi . Quelli più propensi ad accogliere la partecipazione femminile ( Maurizio Costanzo Show 35% e L'alieno 29%) sono accomunati da una maggiore "leggerezza" , da una caratteristica alternanza-mescolanza di temi connessi all'attualità politica, sociale ed economica e altri legati alla cronaca, al costume, al gossip , da significative componenti di intrattenimento. Per contro, le arene che tradiscono una sorta di "barriera all'ingresso" ( L'infedele , Excalibur Luned'Italia , Otto e mezzo , Ballarò , Excalibur con valori compresi tra il 17% e il 12%) sono quelle che manifestano una vocazione prevalentemente politica e una preferenza per la trattazione approfondita, specialistica di argomenti di stretta attualità e di grande rilevanza pubblica, senza cedimenti alla leggerezza . Nel mezzo Porta a porta e La zona rossa che registrano rispettivamente il 22% e il 20% di ospiti donne. Un caso estremo è poi rappresentato da Batti e ribatti che, nel ristretto numero di puntate occorse all'interno del periodo campionato, non ha contemplato alcuna presenza femminile.


Fatte salve le differenze tra programmi, la partecipazione delle donne appare maggiormente collegata, rispetto a quella degli uomini, alla trattazione di temi meno impegnativi, allo spazio della chiacchiera, anche frivola, oppure alla trattazione di specifiche questioni femminili . In generale, mentre gli uomini intervengono in maniera diffusa e traversale su tutte le aree tematiche , le donne risultano concentrate prevalentemente su alcuni argomenti. In un'analisi dell'agenda secondo il genere, sono emerse interessanti specificità femminili e maschili: le donne discutono soprattutto di questioni sociali (nel 22% dei casi vs il 10% dei casi maschili ), di costume e società (nel 16% dei casi vs l' 8% dei casi maschili ), di cronaca e storie di vita (nell' 11% dei casi vs il 5% dei casi maschili ), di arte, cultura e spettacolo (nel 10% dei casi vs il 7% dei casi maschili); gli uomini dibattono più spesso di questioni internazionali (nel 15% dei casi vs il 9% dei casi femminili ), di politica (nel 12% dei casi vs il 6% dei casi femminili ), di economia (nell' 11% dei casi vs il 7% dei casi femminili ), di media e telecomunicazioni (nel 7% dei casi vs il 3% dei casi femminili ) e di giustizia (nel 6% dei casi vs il 3% dei casi femminili ).


La ricerca ha messo in luce anche una minore centralità dei soggetti femminili nell'economia complessiva dei programmi ( protagoniste nel 40% dei casi ), rispetto a uomini che si assicurano più spesso il ruolo di protagonisti (nel 49% dei casi). Il protagonismo maschile appare anche, nel complesso, più esclusivo : negli spazi in cui prevale l'elemento maschile si riscontra una frequente marginalizzazione delle donne nel ruolo di comparse; per contro , gli spazi a prevalenza femminile non escludono, anzi contemplano spesso la valorizzazione del ruolo maschile .


Rilevando, poi, a che titolo gli ospiti sono invitati ai programmi, si è osservato come il contributo "atteso" dagli uomini valorizzi il loro bagaglio di competenze teoriche sul tema in discussione , nel 66% dei casi sono invitati in quanto "competenti" ( vs il 37% delle donne ), mentre alle donne venga attribuita prevalentemente un'altra funzione , quella della narrazione di esperienze personali, testimonianze, storie di vita ( nel 49% dei casi vs il 25% degli uomini ).


La ricerca ha, dunque, cercato di indagare meglio la collocazione di uomini e donne rispetto all'asse pubblico-privato. Si è osservata una maggiore esposizione del privato femminile , in diverse forme: in primo luogo in termini di riferimenti alla condizione affettiva e familiare. L'identificazione e la caratterizzazione dei personaggi maschili prescindono più spesso dalla dimensione affettiva e familiare di quanto non avvenga per i personaggi femminili , che si connotano maggiormente come soggetti relazionali (nel 38% dei casi vs il 13% dei casi maschili) . In secondo luogo si è rilevata nei soggetti femminili una maggiore tendenza a introdurre nel discorso la sfera dell'esperienza personale, del vissuto biografico (41% vs il 14% dei casi maschili) , mentre nei soggetti maschili la propensione prevalente ad affrontare i temi da una prospettiva generale e teorica, che investe direttamente l'interesse pubblico (75% dei casi vs il 44% dei casi femminili). Il dato è confermato anche dall'analisi delle forme di interazione prevalente negli spazi esclusivamente maschili o esclusivamente femminili: nel primo caso prevale il dibattito di opinioni, nel secondo il dibattito di opinioni coesiste con le testimonianze di vita. Questi risultati dipendono in gran parte da scelte attribuibili alla fonte: sono i responsabili dei programmi - come già detto più sopra - a invitare le donne più spesso degli uomini in qualità di testimoni piuttosto che di "competenti" o "commentatori", ed esse si attengono alla funzione per la quale sono state invitate . Si è rilevata anche una maggiore intrusione dei conduttori nella sfera privata delle donne (53% dei casi vs il 24% dei casi maschili) , anche se presenti in qualità di opinioniste o esperte. Parallelamente , però , a fronte di una maggiore riluttanza dei soggetti maschili a spostare il discorso sul piano privato - anche se sollecitati dal conduttore - è emersa una minore resistenza dei soggetti femminili, oltre a una propensione spontanea (o comunque non pilotata dal conduttore, al più stimolata dal contesto di discussione generale) a un approccio più soggettivo ed empirico alle tematiche affrontate.


Infine, per quanto concerne il tema del lavoro femminile , a cui la ricerca ha dedicato un paragrafo nell'ambito del capitolo "Donne e uomini a confronto sull'agenda tematica ", non è emersa alcuna trattazione nelle agende dei programmi analizzati . Durante il periodo campione , quattro programmi hanno affrontato questioni femminili come per esempio la partecipazione delle donne alla vita politica nel nostro paese, argomento entrato nell'agenda dei media in seguito al dibattito parlamentare sull'introduzione delle quote rosa in occasione della campagna per le elezioni europee. Nessuno di questi spazi però ha dato avvio a qualche approfondimento o confronto sul tema del lavoro . Qualche cenno all'occupazione femminile, alle difficoltà di accesso al lavoro, ai problemi di conciliazione dei tempi e alle carriere femminili si trovano sparsi in alcune storie di vita o interviste a personaggi femminili famosi, senza mai essere però trattati in maniera articolata: si tratta di brevi incisi all'interno di discorsi riguardanti altro, spesso "occasioni" portate dagli ospiti e mancate dai conduttori.



Conclusione

In conclusione, l'analisi della distribuzione dei ruoli tra gli ospiti appare interessante per riassumere i risultati di questa ricerca, oltre i dati, verso una più profonda riflessione sulla rappresentazione televisiva dei ruoli femminile e maschile. Una rappresentazione che tende a relagare la donna, non solo simbolicamente ma anche realmente, a una dimensione secondaria e meno autorevole rispetto all'uomo.


La distribuzione dei ruoli tra gli ospiti dei programmi analizzati delinea, tendenzialmente, due dimensioni contrapposte: da un lato soggetti perlopiù maschili portatori di schemi e modelli di classificazione, comprensione, interpretazione, intervento; dall'altro soggetti prevalentemente di sesso femminile che mettono in scena storie personali, esperienze vissute, frammenti di biografie, offrendole alla discussione. Il pensiero astratto e l'agire strategico contrapposti alla concretezza e alla non sistematicità dell'agire quotidiano. Naturalmente, i confini tra le due dimensioni non sono rigidi e ammettono compresenze e slittamenti; inoltre, la presenza di soggetti dei due generi si attesta in entrambe le dimensioni.

La prima delle due dimensioni, che rimanda alla sfera del sapere altamente formalizzato, tradizionalmente dominante nel nostro contesto culturale, appare tuttavia messa in gioco soprattutto da soggetti maschili; la seconda dimensione, invece, che rimanda a un sapere con una maggiore componente di esperienza, di concretezza, appare messa in gioco prevalentemente da soggetti femminili.


Benché il sapere "empirico", contrapposto ai percorsi analitici e astratti, sia stato oggetto di una rivalutazione da parte di varie correnti del pensiero contemporaneo e benché da più parti se ne sottolineino i vantaggi in termini di creatività e di forza innovativa, o di aderenza al reale, o ancora di democraticità, esso rimane ancora ampiamente confinato dal nostro sistema culturale in spazi meno nobili e non gode di un effettivo riconoscimento sociale. Le donne del campione analizzato, così come gli uomini, rivestono posizioni di prestigio e si avvicinano ai luoghi del potere quando sono portatrici di un sapere del primo tipo.

Per quanto riguarda, nello specifico, la seconda dimensione, rimane aperta la questione se per i soggetti femminili televisivi essa si configuri effettivamente, o possa configurarsi in prospettiva, come uno spazio in cui esprimere uno sguardo specificamente femminile sul mondo, una qualche forma di sapere alternativa, feconda, o non sia piuttosto un'arena secondaria in cui si raccoglie la materia prima per alimentare l'esibizione di altri saperi, o ancora uno spazio di artificiosa emotività più funzionale alle logiche televisive che all'affermazione di specifiche differenze di genere. Un territorio per il momento non disposto a configurarsi come favorevole all'espressione di uno sguardo diverso sul mondo, un punto di vista "femminile" che forse, in una prospettiva di lungo periodo, potrebbe corrodere la linea divisoria tra i sessi, a patto, naturalmente, che a questa forma di sapere vengano riconosciute una qualche autorevolezza e la dignità che ancora non ha.

   

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