{"id":2351,"date":"2017-04-07T14:19:05","date_gmt":"2017-04-07T12:19:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatorio.it\/?p=2351"},"modified":"2021-03-02T15:39:16","modified_gmt":"2021-03-02T14:39:16","slug":"migrazioni-nel-racconto-dei-contesti-origine-transito-italia-fanalino-coda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/migrazioni-nel-racconto-dei-contesti-origine-transito-italia-fanalino-coda\/","title":{"rendered":"Migrazioni: nel racconto dei contesti di origine e transito Italia fanalino di coda"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2351\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"It\">It<\/a>.<\/p><p>Solo nel 23% delle notizie sull\u2019immigrazione date dai quotidiani cartacei italiani* si fa riferimento ai paesi di provenienza o transito. Dato che scende al 5% nel caso dei servizi mandati in onda in prima serata dal telegiornale del primo canale del servizio pubblico. A rilevarlo \u00e8 l\u2019Osservatorio di Pavia, che ha diffuso il dato in occasione del panel \u201cMigrazioni: le notizie dimenticate. Il racconto dei paesi di origine e transito\u201d, promosso da Carta di Roma, da poco concluso al Festival del giornalismo di Perugia.<\/p>\n<p><em>(pubblicato da<a href=\"http:\/\/www.cartadiroma.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"> Carta di Roma<\/a>)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Solo nel 23% delle notizie sull\u2019immigrazione date dai quotidiani cartacei italiani* si fa riferimento ai paesi di provenienza o transito<\/strong>. Dato che scende al 5% nel caso dei servizi mandati in onda in prima serata dal telegiornale del primo canale del servizio pubblico. A rilevarlo \u00e8 l\u2019Osservatorio di Pavia, che ha diffuso il dato in occasione del panel \u201cMigrazioni: le notizie dimenticate. Il racconto dei paesi di origine e transito\u201d, promosso da Carta di Roma, da poco concluso al Festival del giornalismo di Perugia (nel video sopra il panel integrale).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2353 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.15.44.png\" alt=\"\" width=\"643\" height=\"399\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.15.44.png 643w, https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.15.44-350x217.png 350w\" sizes=\"auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che accade al di l\u00e0 del Mediterraneo fatica a trovare spazio sui media italiani generalisti: \u201cSi racconta<strong>\u00a0il fenomeno dell\u2019immigrazione rispetto all\u2019impatto che ha in Italia<\/strong>\u00a0\u2013 ha spiegato Paola Barretta, ricercatrice senior dell\u2019Osservatorio \u2013 mentre\u00a0si lascia\u00a0<strong>sullo sfondo il racconto del contesto di provenienza o di transito<\/strong>, \u00a0molto pi\u00f9 presente negli altri telegiornali europei\u201d. A offrire con maggiore frequenza tale tipologia di\u00a0notizie \u00e8 la tedesca ARD, seguita dall\u2019inglese BBC One, dalla francese France 2 e infine dalla spagnola Rtve La1.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2354 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.16.01.png\" alt=\"\" width=\"635\" height=\"325\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.16.01.png 635w, https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.16.01-350x179.png 350w\" sizes=\"auto, (max-width: 635px) 100vw, 635px\" \/><\/p>\n<p>La notiziabilit\u00e0 e\u00a0<strong>visibilit\u00e0 varia molto in base all\u2019aerea e al paese<\/strong>: quelli pi\u00f9 raccontati sono, infatti, la\u00a0<strong>Siria<\/strong>\u00a0(alla quale \u00e8 dedicato il 44% delle notizie sui contesti di origine e transito), il\u00a0<strong>Medio Oriente<\/strong>, in modo pi\u00f9 generico (16%) e la\u00a0<strong>Turchia<\/strong>\u00a0(13%). Se\u00a0BBC One, per esempio, parla frequentemente anche del Libano e Giordania, dove si trovano i principali campi rifugiati, non avviene altrettanto in Italia. \u201cSul Tg1 a determinare la presenza di notizie relative ai contesti di origine e transito \u00e8 soprattutto la\u00a0<strong>prossimit\u00e0<\/strong>\u201d, illustra Barretta. Ecco, quindi, che in Italia si parla con pi\u00f9 frequenza di Nord Africa, o di Libia.<\/p>\n<p>Concorda sul\u00a0poco approfondimento riservato ad alcune crisi Carlotta Sami, portavoce Unhcr per il Sud Europa, che a margine del panel commenta: \u201cNon so neppure quanto pubblico sia in grado di spiegare gli sviluppi di un conflitto\u00a0molto conosciuto come quello della Siria,\u00a0<strong>non credo quindi che molti conoscano l\u2019evoluzione di\u00a0crisi come quelle in Yemen o in Sud Sudan<\/strong>.\u00a0L\u2019attenzione verso ci\u00f2 che \u00e8 internazionale mi sembra aumentata negli ultimi anni, ma \u00e8 ancora insufficiente. Del resto molte testate estere possono contare su un racconto avvincente di giornalisti inviati per lunghi periodi di tempo in aree di crisi.\u00a0Qui, invece, il tempo investito in questo tipo di racconto \u00e8 poco\u201d.<\/p>\n<h4><\/h4>\n<h4><strong>Una tendenza di vecchia data<\/strong><\/h4>\n<p>Il poco spazio dedicato agli esteri dai media generalisti italiani rispetto a quelli di altri paesi europei non \u00e8 una novit\u00e0. Una tendenza che, oggi, in parte pu\u00f2 essere spiegata dalla\u00a0<strong>crisi attraversata dal mondo dell\u2019informazione<\/strong>, secondo Giovanni Maria Bellu, presidente dell\u2019Associazione Carta di Roma, ma che potrebbe essere\u00a0in parte anche conseguenza di una storia coloniale \u201cpiccola e debole rispetto a quella di altri paesi come Regno Unito e Francia\u201d. \u201cCi\u00f2 nonostante\u00a0\u2013 ha commentato Giovanni Maria Bellu, presidente dell\u2019Associazione Carta di Roma \u2013 anche di paesi dove siamo stati storicamente presenti, come la Somalia, pochi di noi conoscono quale sia la situazione oggi\u201d.<\/p>\n<p>Di questa ha parlato Zakaria Mohamed Ali, fotoreporter somalo, rifugiato in Italia dal 2008, membro dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.archiviomemoriemigranti.net\/it\">Archivio Memorie Migranti<\/a>. \u201c<strong>Qualcuno sa dell\u2019ultimo attentato che c\u2019\u00e8 stato a Mogadiscio?<\/strong>\u201d, ha domandato a conclusione del racconto sulla drammatica situazione attraversata dal suo paese di origine. A essere dimenticati, secondo il reporter somalo, non sono solo le aree di provenienza e transito, ma anche i destini di chi giunge in Europa: \u201cDopo Lampedusa cosa succede? Chi sono le persone arrivate? Come vivono nelle strutture di accoglienza?\u00a0<strong>Dobbiamo andare a conoscere queste persone, per sapere cosa sognano, cosa fanno<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>Una cornice narrativa diversa da quella \u2013 secondo l\u2019Osservatorio di Pavia prevalente \u2013 in cui si parla di etnie e popoli non in associazione ai contesti di provenienza, bens\u00ec in collegamento a eventi di cronaca, principalmente nera: \u201cAnche in questo caso\u00a0<strong>i fatti raccontati non diventano l\u2019opportunit\u00e0 per stabilire una connessione che permetta di parlare delle aree dalle quali migranti e rifugiati provengono o che hanno percorso<\/strong>. Prendiamo il caso dell\u2019omicidio di Fermo:\u00a0<strong>su 72 notizie analizzate solo in 3 casi \u00e8 stato fatto riferimento alla situazione della Nigeria<\/strong>, paese dal quale era fuggita la vittima\u201d.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2355 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.16.10.png\" alt=\"\" width=\"639\" height=\"409\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.16.10.png 639w, https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2017\/04\/Schermata-2017-04-07-alle-14.16.10-350x224.png 350w\" sizes=\"auto, (max-width: 639px) 100vw, 639px\" \/><\/p>\n<div class=\"clear\"><\/div>\n<h4>Pi\u00f9 storie, pi\u00f9 numeri<\/h4>\n<p>Come spezzare, allora, questa cornice narrativa? Ha provato a rispondere Marino Sinibaldi, direttore di Rai Radio 3, emittente che con numerosi approfondimenti e con il programma Radio Mondo si dedica in modo ampio al racconto di ci\u00f2 che accade oltre i confini nazionali. \u201cOggi presentiamo l\u2019accoglienza come qualcosa che viene negato, come se stessimo vivendo una tragica rottura con una tradizione. Non \u00e8 cos\u00ec: il rifiuto dell\u2019accoglienza \u00e8 la pi\u00f9 banale delle reazioni umane.\u00a0<strong>Stiamo assistendo, invece, a qualcosa di straordinario: l\u2019agire collettivo in favore l\u2019accoglienza<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>\u00c8 questa la vera notizia dimenticata per Sinibaldi. Una chiave per trattare\u00a0la questione dell\u2019accoglienza che, secondo il direttore Rai, rappresenta un modo di rompere la cornice narrativa negativa nella quale \u00e8 spesso relegata l\u2019immigrazione. Ma sono le storie e i dati il punto di partenza: continuare a raccontare storie, illustrare i numeri, sono elementi essenziali per proporre un narrativa alternativa a quella attuale, ha concluso Sinibaldi nel suo intervento.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cartadiroma.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Carta di Roma<\/a><\/p>\n<div class=\"mom_hr\"><\/div>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in It.Solo nel 23% delle notizie sull\u2019immigrazione date dai quotidiani cartacei italiani* si fa riferimento ai paesi di provenienza o transito. 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