{"id":258,"date":"2017-02-23T11:55:02","date_gmt":"2017-02-23T10:55:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatorio.it\/?p=258"},"modified":"2021-03-02T15:40:27","modified_gmt":"2021-03-02T14:40:27","slug":"notizie-oltre-i-muri-iv-rapporto-carta-di-roma","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/notizie-oltre-i-muri-iv-rapporto-carta-di-roma\/","title":{"rendered":"\u201cNotizie oltre i muri\u201d, IV Rapporto Carta di Roma"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/258\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"It\">It<\/a>.<\/p><p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-262\" src=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/Schermata-2016-12-18-alle-11.48.05-e1482057344981.png\" width=\"150\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/Schermata-2016-12-18-alle-11.48.05-e1482057344981.png 420w, https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/Schermata-2016-12-18-alle-11.48.05-e1482057344981-247x350.png 247w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/>Immigrazione: non si ferma il flusso di notizie sui media italiani. La voce di esponenti politici in 1 servizio su 2.\u00a0Presentato oggi il IV Rapporto\u00a0<a href=\"http:\/\/www.cartadiroma.org\/editoriale\/immigrazione-non-si-ferma-il-flusso-di-notizie-sui-media-italiani-la-voce-di-esponenti-politici-in-1-servizio-su-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Carta di Roma<\/a>, \u201cNotizie oltre i muri\u201d. Nel 2016 assistiamo a una \u201cnormalizzazione\u201d del tema dell\u2019immigrazione sulle testate mainstream. E mentre i media tradizionali non producono direttamente hate speech, il linguaggio d\u2019odio dilaga sui social&#8230;<\/p>\n<p>\u00abNel quadro restituito dall\u2019analisi su articoli e servizi si conferma la necessit\u00e0 di un\u00a0<strong>sistema di informazione che segua percorsi autonomi<\/strong>, che vada a fondo nelle notizie, che fornisca ai cittadini un quadro completo dei problemi in modo che possano formarsi un giudizio.\u00a0<strong>Non \u2018produciamo\u2019\u00a0<em>hate speech<\/em><\/strong>\u00a0e, nella generalit\u00e0 dei casi, evitiamo di diventarne veicolo.\u00a0<strong>Tuttavia dovremmo riflettere sul fatto che l\u2019<em>hate speech<\/em>, quello che dilaga nei social network, trova alimento nella cattiva informazione<\/strong>. Ed \u00e8 questa la ragione per cui non possiamo sentirci innocenti\u00bb, ribadisce\u00a0<strong>Giovanni Maria Bellu, presidente dell\u2019Associazione Carta di Roma<\/strong>, \u00a0in occasione della presentazione\u00a0avvenuta oggi alla Camera dei deputati\u00a0di \u201cNotizie oltre i muri\u201d \u2013 IV Rapporto Carta di Roma, curato dall\u2019Osservatorio di Pavia in collaborazione con l\u2019Osservatorio europeo per la sicurezza.<\/p>\n<p>Nel 2016 la presenza delle notizie in prima pagina sui quotidiani \u00e8 stata ancora alta:\u00a0con\u00a0<strong>1.622 notizie dedicate al tema dell\u2019immigrazione<\/strong>\u00a0<strong>\u00e8 stato registrato un ulteriore aumento degli articoli in prima pagina<\/strong>\u00a0sui quotidiani esaminati, mentre\u00a0<strong>nei telegiornali la visibilit\u00e0\u0300 del fenomeno migratorio si \u00e8 attestata su 2.954 notizie in 10 mesi<\/strong>\u00a0con un calo del 26% rispetto al 2015.<\/p>\n<p><strong>\u00abIl 2016 appare,\u00a0dunque, come\u00a0l\u2019anno della \u201cmetabolizzazione\u201d del fenomeno migratorio\u201d<\/strong>\u00a0\u2013\u00a0\u00a0spiega Paola Barretta, Senior Media Analyst dell\u2019Osservatorio di Pavia \u2013\u00a0con una netta presenza sulle prime pagine dei quotidiani o nelle agende dei notiziari,\u00a0<strong>senza i picchi e i \u201crecord\u201d di visibilit\u00e0\u0300 dell\u2019anno precedente<\/strong>. Un fenomeno continuamente visibile e in\u00a0<strong>1 caso su 2 associato alla politica<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<h4><strong>I politici al centro del dibattito sull\u2019immigrazione<\/strong><\/h4>\n<p>Quest\u2019anno, infatti, \u00e8 la politica la protagonista del racconto mediatico del fenomeno migratorio.\u00a0<strong>Esponenti politici\u00a0<\/strong>istituzionali italiani sono intervenuti in voce nei telegiornali di prima serata nel\u00a0<strong>33% dei servizi sull\u2019immigrazione<\/strong>, mentre gli interventi degli esponenti politici e istituzionali dell\u2019Unione europea e degli stati europei sono pari al 23%:\u00a0<strong>sommando le due tipologie arriviamo a calcolare che in 1 servizio su 2 il dibattito sull\u2019immigrazione \u00e8 animato da politici<\/strong>.<\/p>\n<p>La voce di immigrati, migranti e rifugiati viene invece data solo nel\u00a0<strong>3% dei servizi e spesso in cornici narrative e contesti tematici<\/strong>\u00a0<strong>negativi<\/strong>. Un dato ancora pi\u00f9 negativo rispetto al 2015, quando erano presenti nel 6% dei servizi.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>\u00abI rifugiati sono trattati dai media come\u00a0spettatori che assistono passivamente a ci\u00f2 che accade, non come protagonisti, attori \u2013 afferma Maria Cuffaro, giornalista Rai \u2013\u00a0<strong>Noi non diamo loro\u00a0voce: sono trattati come una categoria<\/strong>, mentre lo\u00a0<em>status<\/em>\u00a0di rifugiato \u00e8 in realt\u00e0 una condizione. Manca una sistematizzazione dell\u2019informazione, andiamo avanti per inerzia.\u00a0<b>C<\/b><b>ome giornalisti dovremmo fermarci a pensare in modo critico al nostro ruolo di mediatori dell\u2019informazione: dovremmo dare agli ascoltatori gli strumenti per compiere scelte consapevoli<\/b>\u00bb.<\/p>\n<div class=\"clear\"><\/div>\n<p><strong>Allarmismo in calo, ma non nella cronaca nera<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nel 2016 \u00e8 stato registrato un calo della componente allarmistica<\/strong>, che si pu\u00f2 spiegare in ragione dell\u2019ampia visibilit\u00e0 che hanno avuto le dimensioni della politica e della gestione europea e nazionale dell\u2019accoglienza.<\/p>\n<p>Permangono tuttavia<strong>\u00a0toni ansiogeni\u00a0nella cronaca nera e sul rischio di attentati di matrice jihadista<\/strong>: \u00e8 soprattutto questa seconda dimensione quella che evoca maggiore insicurezza, sia per la presunta presenza sul nostro territorio di migranti potenzialmente appartenenti a reti estremiste sia per il rischio di infiltrazioni terroristiche tra i rifugiati in arrivo sulle nostre coste.<\/p>\n<p>\u00abNaturalmente, non possiamo sentirci sollevati se \u2013 e perch\u00e9 \u2013 l\u2019immigrazione viene utilizzata e\u00a0amplificata di meno, sui media. Per assuefazione. Perch\u00e9<strong>\u00a0viene strumentalizzata da un soggetto\u00a0ancor pi\u00f9 impopolare e inquietante come la \u201cpolitica politicante\u201d<\/strong>\u00a0\u2013 commenta \u00a0Ilvo Diamanti,\u00a0professore di Analisi dell\u2019Opinione pubblica all\u2019Universit\u00e0 di Urbino e\u00a0direttore scientifico di Demos \u2013\u00a0Va sottolineato, ancora, come, a differenza del passato,\u00a0<strong>il rapporto fra immigrati e insicurezza sisia, in parte, rovesciato nella narrazione mediale<\/strong>. In quanto, spesso, i media si sono occupati e si occupano degli immigrati non come autori, ma come vittime di violenze e discriminazioni\u00bb.<\/p>\n<div class=\"clear\"><\/div>\n<h4><strong>Accoglienza e normalizzazione degli sbarchi<br \/>\n<\/strong><\/h4>\n<p><strong>Nei quotidiani pi\u00f9 della met\u00e0 dei titoli nel corso dell\u2019anno ha riguardato muri e frontiere (57%) mentre la restante parte di titoli\/notizie (il 43%) \u00e8 la cronaca degli sbarchi e delle tragedie del mare<\/strong>, raccontate nella loro crudezza e sofferenza insieme. Gli sbarchi diventano normali ma non lo \u00e8 quello che accade un attimo dopo. Poco e nulla viene raccontato di ci\u00f2 che accade prima che migranti e rifugiati mettano piede in Italia e, in generale, in Europa: i paesi di transito e origine dei flussi sono spesso dimenticati.<\/p>\n<p><strong>Infatti, pur essendo di nuovo l\u2019accoglienza (con il 34%) il tema attorno al quale ruota la maggior parte della comunicazione sull\u2019immigrazione, \u00e8 diminuito rispetto al 2015 di oltre 20 punti percentuali<\/strong>. Tra le questioni assenti, oltre a quella del post-accoglienza e dell\u2019integrazione, vi \u00e8 anche quella dei corridoi umanitari.<\/p>\n<div class=\"clear\"><\/div>\n<h4><strong>I casi: Brexit e l\u2019omicidio di Fermo<\/strong><\/h4>\n<p>Tra gli eventi pi\u00f9 importanti del 2016 rientra il referendum sulla Brexit. In media in tutti i telegiornali, in 3 servizi su 10 (nella settimana a cavallo del voto) \u00e8 presente una associazione\u00a0<strong>tra le ragioni e\/o<\/strong><strong>\u2028<\/strong><strong>gli effetti della Brexit e il fenomeno migratorio<\/strong>. Questo binomio (immigrazione-Brexit) incrementa la propria visibilit\u00e0 dopo l\u2019uccisione, il 17 giugno, della deputata laburista Jo Cox, ad opera di un sostenitore dei neonazisti, in tutti i telegiornali europei e specialmente in quelli inglesi.<\/p>\n<p>In Italia, il 6 luglio 2016\u00a0<strong>Emmanuel Chidi Nnamd<\/strong>i, nigeriano di 36 anni, muore in ospedale dopo essere stato picchiato violentemente da Amedeo Mancini, quarantenne ultr\u00e0 della squadra locale di calcio. Le istituzioni si stringono compatte attorno alla vedova di Emmanuel condannando nettamente la matrice razzista; allo stesso tempo, per\u00f2,\u00a0<strong>il fatto di cronaca nera diventa tema politico\u00a0<\/strong>e iniziano le prime schermaglie, fra opinioni divergenti su razzismo, politiche di immigrazione, discorsi di odio.<\/p>\n<h4><strong>Hate speech e deumanizzazione del linguaggio<\/strong><\/h4>\n<p>\u00abIl Guardian\u00a0ha definito la nostra era come quella della rabbia e le bufale online lucrano proprio sull\u2019odio.\u00a0<strong>Le vittime dell\u2019odio sono coloro che hanno meno strumenti per difendersi<\/strong>, \u00e8 per questo che in Parlamento europeo ci siamo soffermati sull\u2019<em>hate speech<\/em>, l\u2019illecito incitamento all\u2019odio online\u00bb, cos\u00ec C\u00e9cile Kyenge, parlamentare europea, ribadisce che \u00able Istituzioni e la societ\u00e0 civile debbono lavorare insieme. Dobbiamo pensare che ci troviamo in momenti difficili per chi produce informazione perch\u00e9 il fruitore ne \u00e8 inondato.\u00a0<strong>Due fattori influenzano i media: arrivare per primi e raccontare verit\u00e0<\/strong>. I media si concentrano troppo sul primo, a discapito di ricerca e racconto della verit\u00e0, che dovrebbe essere primo obiettivo di stampa in un paese libero e democratico. I cittadini chiedono sempre di pi\u00f9 informazioni verificate e approfondite. Mantenendo fermo il punto della libert\u00e0 d\u2019espressione dobbiamo capire quando esso diventa violenza\u00bb.<\/p>\n<p>Dunque, nonostante la legislazione contro l\u2019hate speech e le norme di autoregolamentazione delle piattaforme social,\u00a0<strong>si assiste alla proliferazione di linguaggi profondamente intolleranti a contorno di una vicenda drammatica<\/strong>.<\/p>\n<p>La tematizzazione politica, per\u00f2, prolifera mescolando cronaca nera, disagio sociale, visioni politiche fino a sfociare nei social media in un violento scontro ideologico fra accuse di razzismo da una parte ed eccesso di buonismo verso gli immigrati dall\u2019altra.<\/p>\n<p>\u00ab<strong>La stampa ha avuto un ruolo importante nella\u00a0<em>Wilkommenskultur<\/em><\/strong>, nella la \u201ccultura del benvenuto\u201d tedesca\u00a0\u2013 racconta Karl Hoffmann, corrispondente del servizio pubblico radiotelevisivo ARD, comparando la situazione italiana a quella tedesca \u2013 Nel 2015 \u201crifugiati\u201d era stata scelta dalla societ\u00e0 della lingua tedesca come parola dell\u2019anno: aveva un\u2019accezione positiva, legata all\u2019accoglienza e all\u2019empatiaCon i fatti di Colonia c\u2019\u00e8 stato un cambiamento: attraverso i social sono stati diffusi paura e odio e con essi la percezione che la stampa fosse di parte. Nella classe media si \u00e8 radicata la convinzione che i media fossero semplici portavoce del governo, parallelamente sempre pi\u00f9 gente si affida ai social media per cercare informazioni\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Su Twitter si assiste a una sguaiata\u00a0<em>deumanizzazione<\/em>\u00a0del linguaggio<\/strong>: compaiono insulti razzisti e sessisti violentissimi, si estremizzano opinioni in un conflitto virtuale fra parti avverse, abbandonando ogni remora di giudizio. \u00a0\u00c8 sui social che il dialogo sfocia in conflitto verbale aperto. Cos\u00ec le vittime diventano carnefici, le violenze vengono giustificate come atti di legittima difesa.\u00a0<strong>Singoli atti e singoli responsabili diventano simboli estesi e generalizzati a interi gruppi<\/strong>. Intere categorie. Profughi, africani, nigeriani e, infine, gli immigrati tutti. Stigmatizzati senza distinzione.<\/p>\n<p><em>Comunicato stampa associazione <a href=\"http:\/\/www.cartadiroma.org\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Carta di Roma<\/a><\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in It.Immigrazione: non si ferma il flusso di notizie sui media italiani. La voce di esponenti politici in 1 servizio su 2.\u00a0Presentato oggi il IV Rapporto\u00a0Carta di Roma, \u201cNotizie oltre i muri\u201d. 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