{"id":6157,"date":"2026-07-09T15:00:40","date_gmt":"2026-07-09T13:00:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.osservatorio.it\/?p=6157"},"modified":"2026-07-09T15:03:16","modified_gmt":"2026-07-09T13:03:16","slug":"caldo-record-di-maggio-nei-tg-italiani-la-crisi-climatica-resta-sullo-sfondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/caldo-record-di-maggio-nei-tg-italiani-la-crisi-climatica-resta-sullo-sfondo\/","title":{"rendered":"Caldo record di maggio: nei TG italiani la crisi climatica resta sullo sfondo"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6157\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"It\">It<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">L\u2019ondata di calore eccezionale che ha attraversato l\u2019Europa e l\u2019Italia alla fine di maggio 2026, che ha fatto registrare temperature superiori anche di 10-15 gradi rispetto alle medie stagionali, ha reso tangibili, ancora una volta, le conseguenze concrete del caldo estremo: rischi per la salute, prime citt\u00e0 inserite nei bollettini di allerta, fragilit\u00e0 dei lavoratori esposti, pressione sugli spazi urbani e sui servizi di assistenza. In Europa, le cronache hanno registrato anche i risvolti pi\u00f9 gravi dell\u2019ondata di calore, dai decessi in Francia agli annegamenti nel Regno Unito, mostrando come un evento meteorologico possa trasformarsi rapidamente in un problema sanitario, sociale e di sicurezza pubblica. Proprio per questo il modo in cui l\u2019informazione racconta le ondate di calore non \u00e8 un dettaglio secondario: pu\u00f2 limitarsi a descrivere temperature e disagi, oppure pu\u00f2 aiutare il pubblico a collegare gli effetti immediati del caldo alle cause climatiche che li rendono pi\u00f9 probabili e severi e alle risposte necessarie per ridurne l\u2019impatto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Che il racconto giornalistico delle ondate di calore sia diventato un nodo cruciale del dibattito pubblico lo dimostra anche quanto accaduto nel Regno Unito, dove, il 23 giugno 2026, un gruppo di scienziati ed esperti del clima ha inviato <a href=\"https:\/\/pressgazette.co.uk\/news\/climate-scientists-say-news-coverage-ignores-cause-of-uk-heatwave\/\">una lettera aperta<\/a> ai vertici editoriali di alcuni dei principali broadcaster britannici, tra cui BBC News, ITV News, Sky News, Channel 4 News, 5 News e Global\/LBC. Nella lettera, gli scienziati esprimono preoccupazione per una copertura informativa che tende troppo spesso a raccontare gli eventi estremi senza spiegare con sufficiente chiarezza il \u2018perch\u00e9\u2019, cio\u00e8 il nesso con la crisi climatica e con le emissioni climalteranti. Secondo <a href=\"https:\/\/climatenewstracker.org\/during-the-hottest-may-day-on-record-what-did-uk-tv-and-radio-news-focus-on\/\">Climate News Tracker<\/a>, durante l\u2019ondata di caldo record di maggio 2026 nel Regno Unito solo il 40% dei programmi TV e radio analizzati ha collegato il fenomeno al cambiamento climatico, mentre i combustibili fossili sono stati citati esplicitamente in appena quattro programmi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Per capire se questa difficolt\u00e0 nel collegare eventi estremi, cause climatiche e risposte strutturali riguardi anche l\u2019informazione televisiva italiana, <strong>l\u2019Osservatorio di Pavia ha analizzato i servizi dedicati all\u2019ondata di calore nei TG prime time delle sette reti nazionali nel periodo 24-30 maggio 2026<\/strong>, una finestra temporale che intercetta la fase pi\u00f9 intensa del caldo anomalo registrato a fine mese, soprattutto nel Nord Italia. Pur trattandosi di un approfondimento circoscritto a pochi giorni di programmazione e a un numero limitato di servizi, l\u2019analisi ha cercato di rispondere ad alcune domande di fondo: il caldo record \u00e8 stato presentato come un segnale della crisi climatica in corso o soprattutto come un episodio meteorologico? Il racconto televisivo si \u00e8 interrogato sulle cause che rendono questi eventi pi\u00f9 frequenti e intensi? Ha aperto uno spazio sulle soluzioni di lungo periodo, in particolare sulla mitigazione, oppure \u00e8 rimasto ancorato al qui e ora delle temperature, dei disagi, dei consigli pratici e delle strategie di adattamento immediato?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il monitoraggio mostra una dinamica molto simile a quella osservata nel Regno Unito. Nei 30 servizi dedicati all\u2019ondata di calore, il riferimento alla crisi climatica, al cambiamento climatico o al riscaldamento globale compare in sette casi, pari al <strong>23% del totale<\/strong>. Tuttavia, si tratta spesso di accenni brevi, collocati all\u2019interno di servizi costruiti soprattutto intorno alle temperature, ai bollettini di rischio, ai disagi quotidiani o alle immagini di vacanza anticipata. In alcuni casi il nesso climatico \u00e8 affidato alla voce di esperti o a formule sintetiche, il caldo come \u201ceffetto del cambiamento climatico\u201d, gli eventi estremi \u201csempre pi\u00f9 frequenti a causa del riscaldamento globale\u201d, l\u2019ondata di calore come \u201cmonito della crisi climatica\u201d, ma non diventa la cornice interpretativa principale del racconto. <strong>La transizione energetica compare in un solo servizio, mentre non emergono mai riferimenti espliciti alle emissioni, alla CO2, ai gas serra o ai combustibili fossili<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Se la connessione suggerita con la crisi climatica costutisce il 23% dei servizi, la cornice del turismo, del ponte festivo, delle vacanze e dei turisti che affollano le citt\u00e0 d\u2019arte costituisce, a livello di testo, il 30% della copertura. In questo quadro il caldo viene raccontato attraverso immagini di bagni al mare, piscine prese d\u2019assalto, tuffi nei laghi, gelati, ventagli, ombrelloni e citt\u00e0 invase dai turisti. Non mancano commenti di turisti e passanti che esprimono soddisfazione per le temperature elevate: \u201cSembra estate\u201d, \u201cci voleva\u201d, \u201calmeno cos\u00ec possiamo goderci le terrazze\u201d, \u201cquesto clima \u00e8 certamente meglio di pioggia e freddo\u201d. In alcuni servizi l\u2019anomalia termica diventa quasi un anticipo desiderato dell\u2019estate, un\u2019occasione per il primo bagno, per la montagna, per le citt\u00e0 d\u2019arte o per il ponte del 2 giugno. Ne emerge un racconto di \u201cfun in the sun\u201d che non cancella del tutto i riferimenti ai rischi sanitari o ai disagi, ma tende a normalizzare l\u2019evento, presentandolo come una variazione anticipata dell\u2019estate pi\u00f9 che come un segnale di trasformazioni climatiche profonde.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Si assiste inoltre a una forte \u2018<strong>meteorologizzazione<\/strong>\u2019 dell\u2019evento. L\u2019ondata di calore viene ricondotta soprattutto alla cronaca del tempo: quanti gradi far\u00e0, quali citt\u00e0 avranno il bollino arancione o rosso, quando arriver\u00e0 la tregua, dove potranno verificarsi temporali, quali comportamenti adottare per proteggersi. Questa cornice produce informazioni utili, soprattutto sul piano della prevenzione sanitaria e dell\u2019adattamento immediato: bere, evitare le ore pi\u00f9 calde, proteggere anziani e lavoratori esposti, cercare luoghi climatizzati. Tuttavia, se resta isolata, tende a separare l\u2019evento dalle sue cause strutturali e dalle politiche necessarie per ridurne la frequenza e l\u2019intensit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Anche quando i TG registrano i risvolti pi\u00f9 gravi nel resto d\u2019Europa, dai decessi legati alla canicola in Francia agli annegamenti nel Regno Unito, fino ai rischi per chi lavora all\u2019aperto, il racconto tende spesso a oscillare tra allarme e normalizzazione.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Le eccezioni esistono. In alcuni servizi, la voce di climatologi e fisici del clima consente di spiegare che ondate di calore di questo tipo non sono episodi isolati, ma segnali di una trasformazione pi\u00f9 ampia: il Mediterraneo sempre pi\u00f9 caldo, il rischio di eventi estremi pi\u00f9 frequenti. Ma restano eccezioni dentro un quadro in cui il pubblico riceve molte informazioni sugli effetti immediati del caldo e molte immagini della sua normalizzazione quotidiana, ma pochi elementi per collegare quell\u2019evento alle cause che lo rendono pi\u00f9 probabile e alle soluzioni che potrebbero limitarne l\u2019impatto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\"><strong>Le ricerche precedenti dell\u2019Osservatorio di Pavia per Greenpeace Italia<\/strong> aiutano a leggere il caso di maggio 2026 come parte di una tendenza pi\u00f9 lunga. <a href=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/Ondate-di-calore-sui-media_greenpeace_osservatorio-di-pavia.pdf\"><strong>Nel report sulle ondate di calore del 2025<\/strong><\/a><strong>,<\/strong> solo il 23% dei servizi televisivi contestualizzava il caldo eccezionale all\u2019interno della crisi climatica e appena 9 casi su 30 collegavano direttamente l\u2019evento al riscaldamento globale. Anche <a href=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/69f0f214-report-gp_odp_media-e-clima-2025_final.pdf\"><strong>il rapporto annuale<\/strong><\/a><strong> sulla visibilit\u00e0 mediatica della crisi climatica, pubblicato nel 2026 e relativo al 2025<\/strong>, conferma lo stesso scollamento: le notizie con un focus centrale sul clima diminuiscono rispetto al 2022, mentre cause, responsabilit\u00e0 e combustibili fossili restano marginali nella copertura. Il dato di maggio 2026, quindi, non appare come un\u2019anomalia, ma come la conferma di una difficolt\u00e0 strutturale del racconto mediatico italiano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;\">Il caso del maggio 2026 mostra quindi qualcosa di pi\u00f9 della semplice sottorappresentazione della crisi climatica. Mostra la rottura della catena narrativa che dovrebbe tenere insieme fenomeni estremi, cause, responsabilit\u00e0 e soluzioni. Se le ondate di calore vengono raccontate come cronaca meteorologica stagionale, opportunit\u00e0 turistica o disagio temporaneo, mentre la transizione viene trattata altrove come questione tecnica, economica o regolatoria, il pubblico fatica a cogliere il nesso tra la gravit\u00e0 degli eventi e l\u2019urgenza delle risposte strutturali. \u00c8 qui che il deficit informativo diventa anche un potenziale deficit del dibattito pubblico: senza una narrazione completa delle cause e delle soluzioni, la crisi climatica resta visibile nei suoi effetti, ma opaca nelle sue responsabilit\u00e0 e nelle sue possibili vie d\u2019uscita.<\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.osservatorio.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6157\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"It\">It<\/a>.<\/p>\n<p>Alla fine di maggio 2026 un&#8217;ondata di calore eccezionale ha colpito Europa e Italia, con temperature fino a 10-15 \u00b0C oltre la media e gravi conseguenze per salute, lavoro e servizi. Il modo in cui i media raccontano questi eventi \u00e8 cruciale, perch\u00e9 pu\u00f2 aiutare a collegare il caldo estremo alla crisi climatica e alle possibili soluzioni. Nel Regno Unito, scienziati hanno criticato la scarsa contestualizzazione climatica delle notizie, rilevando che solo il 40% dei programmi ha citato il cambiamento climatico. Per verificare se lo stesso accada in Italia, l&#8217;Osservatorio di Pavia ha analizzato i servizi dei TG nazionali sull&#8217;ondata di calore del 24-30 maggio 2026.<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":6158,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":true,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-6157","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6157","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6157"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6157\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6159,"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6157\/revisions\/6159"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6158"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6157"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6157"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.osservatorio.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6157"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}