Immigrazione, la costruzione mediatica della realtà

- Migration and multiculturalism

Presentato alla Camera dei Deputati il VI Rapporto dell’Associazione Carta di Roma “Notizie di chiusura”, un’analisi dei media italiani aggiornata al 31 ottobre 2018 realizzata con l’Osservatorio di Pavia.

Di chi si parla nelle notizie sull’immigrazione? Di cosa si parla? Quando se ne parla, dove e perché? Con quale lessico?

Il fenomeno migratorio è raccontato dai media in una cornice di crisi permanente che nutre il senso di minaccia, insicurezza, sospetto, divisione. Rimane centrale nell’agenda dei media e della politica (4.068 notizie dei Tg in 10 mesi, 300 in più rispetto allo stesso periodo del 2017), nonostante il calo significativo di arrivi sulle coste italiane. Solo nel mese di giugno 875 notizie sui Tg, il valore più alto dal 2015 a oggi.

Cala progressivamente negli anni l’attenzione dei Tg sull’accoglienza (dal 54% del 2015 al 17% del 2018), mentre aumenta quella sui flussi migratori e chiusura delle frontiere (dal 23% del 2018 al 47% del 2018). Il 32% delle notizie dei telegiornali sull’immigrazione è su criminalità e sicurezza, dimensione che dispiega quel binomio tra immigrazione e criminalità che alimenta la percezione di minaccia.

Il 43% delle notizie sull’immigrazione ha un riferimento esplicito a una dichiarazione o azione politica, la presenza di immigrati, rifugiati e richiedenti asilo passa dal 7% del 2017 al 16% nel 2018, protagonisti tuttavia in contesti tematici problematici, vittime di aggressioni razziste e sfruttamento lavorativo.

Il lessico adoperato dagli 82.074 titoli della carta stampata dal 2013 a oggi delinea una cornice di «crisi infinita», endemica, che muta nel tempo e dilaga dalla cronaca al dibattito politico, interno all’Italia e tra istituzione europee. Le parole simbolo degli anni esemplificano le mutazioni delle cornici della crisi: Lampedusa nel 2013 (crisi umanitaria), Mare nostrum nel 2014 (crisi inarrestabile), Europa nel 2015 (crisi politica), muri nel 2016 (crisi sistemica), Ong nel 2017 (crisi di rigetto) e Salvini nel 2018 (crisi valoriale). Le sfere concettuali prevalenti (cluster) identificate dall’analisi delle corrispondenze multiple su dati testuali sono: Europa, integrazione, convivenza, traversata e criminalità.

L’appellativo denigrante clandestino permane nel lessico dei titoli, 1.257 occorrenze dal 2013, 154 solo nei primi mesi del 2018. L’uso di altri termini inappropriati, come nomadi, zingari, vu cumprà e negri, si è invece ridotta negli anni. Fra i qualificatori di nazionalità o provenienza adoperati, anche quando superflui alla comprensione della notizia, aumenta significativamente l’origine africana.

L’analisi delle pagine Facebook dei quotidiani in occasione della sparatoria di Luca Traini a Macerata ha evidenziato categorie critiche di commenti. Nel complesso, si è registrata la presenza e permanenza di un linguaggio apertamente ostile e discriminatorio, declinata in vari livelli, che vanno dagli insulti al turpiloquio, all’apologia della violenza contro un gruppo su base etnica; una moderazione contenuta da parte delle redazioni dei quotidiani, a confronto con sfide molteplici, sia dal punto di vista organizzativo, con le difficoltà e i costi di una moderazione puntuale di commenti postati in gran quantità h24, sia di tipo etico, con la tensione tra tutela della libertà di espressione da un alto e contrasto alle manifestazioni d’odio dall’altro; uno scarso utilizzo dei meccanismi per la rimozione di commenti d’odio della piattaforma Facebook.

Per visualizzare il rapporto di ricerca, clicca qui: Media e immigrazione: Report 2018