La rappresentazione del dono nei tg italiani (2020)

- Non-profit

Non solo emergenza covid, visibilità in crescita anche per le buone notizie sul volontariato

 

L’agenda dei telegiornali è stata improvvisamente travolta e stravolta dall’emergenza coronavirus, un evento inaspettato e dal forte impatto emotivo che a partire dal mese di marzo ha monopolizzato l’informazione televisiva modificandone priorità e programmi. Una crisi che ha dato notevole visibilità mediatica a tutti i soggetti coinvolti, compresi volontari, donatori e beneficiari di contenuti e comportamenti solidali. A causa del Covid-19 quindi l’interesse dell’informazione televisiva per i temi del dono e del volontariato è sensibilmente aumentato. Sono state 954 le notizie evidenziate nelle quali il ruolo del dono e del volontariato è risultato rilevante, una quota pari all’1,83% delle notizie complessive, più del doppio rispetto a quanto rilevato l’anno precedente.

Quasi mille notizie in dodici mesi dedicate al non profit sono un numero importante, lo stesso ordine di grandezza, per esempio, delle notizie dedicate al Regno Unito. Un confronto questo puramente simbolico ma che rappresenta in un certo senso la competizione reale che il mondo del volontariato e della filantropia deve affrontare quotidianamente con altri “mondi notiziabili” per trovare spazio nell’agenda dei telegiornali. Se da un lato è evidente come gran parte della rappresentazione del dono sia estemporanea e indotta da crisi ed emergenze, dall’altro si registra l’opportunità crescente per il non profit di trovare visibilità tra le notizie ‘di alleggerimento’ non necessariamente legate a eventi o fatti di cronaca. Uno spazio potenziale che la narrazione del terzo settore si contende quotidianamente con le vicende dei Reali d’Inghilterra, con le notizie sul ‘tempo che fa’, con il racconto dello ‘shopping durante i saldi’, con i reportage sulle ‘giornate degli italiani in spiaggia’ e via di seguito. Per permettere di acquisire maggiore visibilità all’interno di questo spazio tradizionalmente dedicato alle ‘soft news’ occorre che il volontariato diventi sempre più fonte autorevole di informazione e porti, con l’eterogeneità delle proprie esperienze, storie e testimonianze sempre più in grado di creare curiosità, interesse e coinvolgimento dei media attorno ai temi della solidarietà. Occorre che sia interlocutore privilegiato nelle redazioni giornalistiche e attore protagonista della narrazione del sociale, con una maggiore presenza in voce, perlomeno pari a quella delle vittime, delle istituzioni, dei politici e dei professionisti. Magari attraverso una forma di comunicazione che non si limiti ad assumere i toni paternalistici, compassionevoli o allarmanti tipici dei contesti di emergenza, ma che sia in grado di mettere in luce anche il lato appassionato e ‘sorridente’ del dono e della solidarietà.

Un anno di transizione come questo segnato da una emergenza tanto totalizzante e atipica consiglia di rimandare considerazioni e approfondimenti sul trend della visibilità del dono a pandemia conclusa. Tuttavia i dati analizzati consolidano già ora il valore strategico del dialogo costante con i media e della proattività della comunicazione sociale per offrire una migliore visibilità al non profit e per favorire una diffusione più capillare dei valori della solidarietà e della propensione al dono.

La ricerca è stata realizzata dall’Osservatorio di Pavia per l’Osservatorio sul dono, iniziativa realizzata dall’istituto Italiano della Donazione, in collaborazione con Assif, BVA Doxa, Caritas Italiana, Centro Nazionale Sangue, Centro Nazionale Trapianti, EU Consult Italia, Osservatorio di Pavia, Walden Lab, ai quali si aggiungono gli enti patrocinanti il Giorno del Dono: ACRI, AIDO, ANCI, CSVnet, Fondazione Sodalitas, Forum Nazionale del Terzo Settore e RAI – Responsabilità Sociale.

Sul sito dell’Osservatorio sul dono è consultabile l’indagine generale sulle pratiche di donazione in Italia.

Giovanni Sarani (Osservatorio di Pavia)